Con Cavauto alla scoperta del mito Chevrolet Corvette

Origgio, Varese: una perfetta location di presentazione di auto da sogno; protagonista una
famiglia di imprenditori appassionati ed impeccabili, direi proprio – persino – persone
davvero perbene, prerogativa che nel mondo degli affari non guasta ma è sempre più rara;
e, aggiungo, esempio ancora più raro di testimonianza viva di quel Nordest che non si è – per grazia del cielo – rimbecillito dopo l’eccesso di politica farlocca che purtroppo ha reso tanta parte della metaforica “Padania” una sbiadita allegoria di quella tradizione industriale
ed artigianale che ha fatto davvero di questa zona d’Europa – per almeno un quarto di secolo – il Giappone d’Occidente.
E, consentitemi la divagazione, esempio di questo si era appena consumato a poca distanza dalla location che Vi descriverò tra breve: tra Origgio e Schiranna corrono poche decine di chilometri, verso quella torre con l’Elefantino ed il numero Uno della Cagiva che per anni ha fatto di questa provincia un piccolo impero motoristico mondiale. Oggi, per la cronaca, di quel ricordo resta…nulla, con la torre abbattuta dalle ruspe pochi mesi fa.
Da ex, molto vecchio ed appassionato Cliente della Cagiva di quaranta anni fa, questo sfogo
me lo sono consentito.
Ben diversa l’aria e la prospettiva nella sede – bellissima ed ospitale – che ha fatto da cornice ad Origgio di una presentazione prestigiosa di un Brand leggendario, promosso e
distribuito da una famiglia di imprenditori a loro volta prestigiosi.
La famiglia Cavarzan: Hermes, Riccardo, Andrea, in breve “Cavauto”, Dealer di auto di
prestigio, e non solo, nella Brianza; persone disponibili e cortesi con tutti, accoglienti ed ospitali, hanno reso un evento formale di presentazione di auto nuove in un momento per condividere passione, emozione e piacere di rappresentare un Brand unico, esclusivo come Corvette che è anche perfettamente complanare alla capacità e visione commerciale di “Cavauto” che, non dimentichiamo, ha una storia di distribuzione di prestigio dall’America arrivando ad importare in anteprima il marchio “Hummer” nel 2003.
CAVAUTO, Distributore unico ufficiale per l’Italia del Brand Chevrolet (per effetto del mandato unico conferitogli dalla HEDIN Sport Car, che distribuisce a sua volta in esclusiva sul territorio europeo i Marchi del Gruppo General Motors), è stato dunque
l’organizzatore protagonista della kermesse di presentazione di Chevrolet Corvette E-Ray; e
nell’occasione ha permesso di “toccare con mano” anche le altre prestigiose cugine della
nuova Corvette Hybrid e All Wheel Drive: la “Stingray” e la “Z06”; tutte e tre le moderne
“Vette” erano osservate da una vera figura patriarcale della dinastia, la serie “C2” in evoluzione stilistica con i doppi fari all’anteriore del 1962, colei che (dopo la prima versione già di per sé dirompente con la carrozzeria “spider” in vetroresina) aveva davvero
impresso per la prima volta nella storia di Corvette l’iconografia non tanto di un modello sportivo ma della stessa sportività Made in USA.

La nuova E-Ray si presenta nel “D.Day” (Duty Day) di Donald Trump

Visto che le sfide non sono mai abbastanza per la famiglia Cavarzan, in campo da quasi
45 anni, dobbiamo in primis a loro anche la presenza commerciale in Italia di “MILITEM”:
un Marchio di capacità artigianale capace di rivoluzionare i canoni classici di un prodotto specifico come quello “fuoristrada”: Jeep e PickUp RAM – cioè i simboli Made in USA del settore in ambito mondiale –vengono esaltati nelle versioni in tiratura limitata ed esclusiva di questa Factory che introduce nel Vecchio Continente la moda tipicamente americana di
rendere PickUp e mezzi originariamente da lavoro come delle vere ammiraglie da
rappresentanza; e scusate se non uso la semplice parola “rivenditori”, visto che per capacità
e qualità del rapporto con il Cliente la “CAVAUTO” più che un consulente è un vero e proprio Personal trainer di Clienti che vengono avvicinati a dimensioni alternative della bella meccanica e guida emozionale.
L’occasione inaugurale scelta per la presentazione della nuova Gamma “Corvette” per l’Italia – insieme al Brand management per Europa ed Italia di General Motors – ha
simbolicamente e forse involontariamente coinciso con il giorno più determinante da diversi
anni a questa parte per le dinamiche del commercio Mondiale: era nell’aria il “D.D.Day”
(Donald’ Duty Day”, del Presidente americano Trump) in cui sarebbero stati annunciati i nuovi Dazi commerciali verso le importazioni di beni e servizi dal mondo verso gli Stati Uniti, e la griglia di nuove sovrattasse presentate dal Presidente in persona ha davvero
impressionato l’Opinione Pubblica che ha commentato in varie forme e sentimenti l’iniziativa.
Evidentemente colpisce – per alcune aree commerciali o Nazioni (Unione Europea, Cina,
Messico, Canada) – il peso dei nuovi dazi all’importazione giustificati in modo variopinto e molto poco formale da Trump e suoi collaboratori; ma soprattutto è universalmente apparso
poco coerente e ragionevole il tono didascalico del Presidente USA nel presentare i Dazi come elemento di ri-equilibrio rispetto allo svantaggio competitivo che Trump ha alla fine
dichiarato a carico indiscriminato sulle spalle della povera – presunta – America che in questi decenni avrebbe finanziato la crescita del resto del Mondo.
Inutile commentare, tanto per ricordare disastri globali di cui ancora paghiamo gli effetti, con la evidenza che le “pandemie” storiche in tema finanziario e speculativo sono sempre e solo partite dal continente americano: Crisi del ’29, il Venerdì nero di Wall Street del 1987, ed infine il “Crack Lehman” che ha fatto esplodere la bolla finanziaria più grave da quaranta anni a questa parte e di cui ancora si sentono le conseguenze.
Ma inutile al momento persino recriminare: evidentemente nel 2025 le crisi internazionali,
le sfide climatiche, l’apertura dei nuovi mercati protagonisti asiatici sulla scena internazionale ha dato la prova quasi definitiva che il “W.T.O” e lo smantellamento dei
vincoli doganali sono entrambi delle allegorie, e che il mondo deve ricostruire un assetto che cancelli i totem fin troppo facilmente ventilati come grandi conquiste del commercio globale e che riscriva delle regole troppo spesso valide solo quando, tempo fa, era l’Occidente ad essere protagonista nel mondo.
Come e quanto – in ipotesi – potranno pesare anche sul costo di produzione della Corvette
la serie di dispositivi, accessori, componenti e semilavorati che provengono dalle sedi di
eccellenza motoristica europea ed internazionale? E in caso di ritorsione e di “contro-dazi”
europei verso i prodotti americani, di quanto potrebbe aumentare il prezzo finale di questa famiglia di “Corvette”? Beh, ovvio che fino al momento in cui scrivo questo Post non si può definire nulla, se non il conseguente effetto – come appena spiegato – sui listini dei fornitori
europei ed internazionali che partecipano con la loro tecnologia alla produzione della attuale
Gamma Chevrolet Corvette. Nulla di più e di specifico si può dire al momento sui prezzi al pubblico proposti per la famiglia attuale della iconica sportiva Chevrolet, con tre sole considerazioni molto positive sulle dinamiche commerciali:
– la prima, che ogni Corvette venduta fino ad oggi ha sempre rivalutato le proprie
quotazioni storiche diventando un must per i collezionisti che beneficiano di una immagine
sempre in crescita positiva e di una riconoscibilità del prodotto e del Brand in ogni angolo
del mondo;
– la seconda, che Corvette offre da sempre all’acquirente un “Value for Money” inarrivabile dalla serie di potenziali concorrenti, in primis con quelle tedesche che, apparentemente a parità di listino di partenza con le “Corvette”, finiscono per costare molto di più con l’aggiunta di accessori a richiesta che tradizionalmente sulla supercar Chevrolet sono già di serie;
– la terza, che non stona mai, è che la meccanica della Corvette come da tradizione
americana è indistruttibile e dura nel tempo.
Ma torniamo alla presentazione della nuova Corvette declinata in tre allestimenti/versioni
presenti nell’esposizione rivolta agli invitati: Z06, Sting Ray ed E-Rey. Quest’ultima era la vera “Guest Star” dell’evento e della evoluzione di Gamma della Corvette sul mercato.

Chevrolet Corvette: una storia che parte davvero da lontano

Nasce con la serie “C1” nel 1953 disegnata dal mitico Earl con carrozzeria straordinariamente “europea”, spider, snella e compatta in fiberglass. Motore iniziale da 3,9
litri a sei cilindri, ma due anni dopo le proteste dei più sportivi genera l’opzione del V8 da 4300 cc e quasi 200 cv. Nel 1962 arriva la versione iconica del V8 da 5400 centimetri cubi e
potenza fino a 360 cv.
Finalmente con la seconda generazione C2 arriva nel 1962 la carrozzeria con abitacolo
chiuso, e nasce la leggenda della Sting Ray: fari a scomparsa, disegno del lunotto sdoppiato,
con quel volume di coda nato davvero da un processo onirico. Il V8 5,4 litri tocca i 375Cavalli, ed esattamente 60 anni fa arriva il colossale motore da sette litri e 435 cavalli.
La terza serie che nasce nel 1967 ha ormai cristallizzato, con le precedenti due serie, la
leggenda della Corvette soprattutto per la nascita di un intero settore di mercato in Europa (ed America) dove le Gran Turismo cominciano ad infiammare gli animi e la televisione riporta da ogni latitudine i confronti in pista tra Marchi (Ferrari, Jaguar, Aston Martin, Bizzarrini, Iso Rivolta,etc..) ma anche tra diverse scuole, quella italiana a confronto con quella inglese e la scuola continentale europea contro quella americana.
Nel frattempo è nata una leggenda nella leggenda: dentro la dimensione di Corvette
Granturismo, capace di riscrivere i canoni della sportività americana, il “Big Block” Chevy da 5400 cc. diventa un vero e proprio must in Europa per muovere le GT artigianali di grande lustro che nascono soprattutto in Gran Bretagna e Italia: Iso Rivolta, Intermeccanica,
Bizzarrini ma anche Bristol ed altre si contendono il celebre “327 pollici” che segna il benchmark di settore sia su strada che su pista.
I veri sportivi cercano lo Chevy, ed in alternativa subordinata il glorioso Ford serie Cleveland. Ogni altro tentativo di piccoli costruttori con motori Buick o Pontiac, o peggio Chrysler e Dodge, torna tristemente al mittente.
Nel 1983 nasce la quarta generazione della Corvette, la C4 che deve esorcizzare la crisi
energetica anni Settanta che ha pesato sulla serie precedente: più “turistica” e rivolta ad un
pubblico più “executive” e meno agonistico, la C4 affronta i nuovi limiti di consumo voluti dal Governo Reagan. Dopo anni torna la Convertibile, arriva una versione supersport chiamata ZR-1 e nel 1996 arriva la serie celebrativa del 40 anniversario della nascita della dinastia.
La quinta generazione (C5) e la sesta (C6) sono serie di evoluzione e passaggio rispetto a canoni storici della Corvette: la C6 ad esempio torna ad avere i fari “a vista” e non più a scomparsa, e nel 2003 arriva la “Cinquantesimo anniversario” e tutto sommato le due serie
sono un buon successo commerciale.
La settima generazione di Corvette arriva nel 2013 e riprende la denominazione di “StingRay” nata circa mezzo secolo prima. Il V8 arriva a 455 Cv, e sulla versione
ipersportiva “Z06” arriva a 650 Cv con la sovralimentazione. La “ZR1” infine, da 6200 cc e 755 Cavalli diventa la Corvette più veloce di sempre con 340 Km/h.
La “C8” arriva poco prima del Lockdown che stravolge il mondo, ed è a sua volta un evento
m sconvolgente per la storia della Corvette con la prima volta del motore posteriore centrale
disponibili per il cliente.
Senza dubbio è una serie pensata molto più fortemente delle m precedenti per il mercato
europeo ma anche per gli asiatici ed i Clienti emergenti dove la contrapposizione con i modelli sportivi iconici a motore posteriore è stata sino a quel momento un problema per la
Corvette.
E siamo alla presentazione promossa da “Cavauto” con la “E-Ray”.
E-Ray: Corvette + Hybrid + AWD = Passione e sentimento abbracciano il futuro Motore V-8 da 6,2 litri con 495 cavalli e 637 Nm di coppia all’asse posteriore; motore
elettrico da 160 cavalli e 170 Nm sull’asse anteriore per una potenza combinata di 655 cavalli (pacco batteria da 1,9 kWh posto sotto il tunnel centrale); cambio automatico a doppia frizione a otto velocità, ma soprattutto trazione integrale per graffiare l’asfalto in
modalità totale; ed ecco dunque una accelerazione da 0 a 60 mph in circa 2,5 secondi (nonostante supporto elettrico e batteria alzino il peso di E-Ray di circa 150 Kg rispetto alla Z06) e il famigerato “Quarto di miglio” in 10,5 secondi a 130 mph.
Disponibile sia in corpo vettura coupé che in allestimento convertibile, la “Corvette E-Ray –
eAWD” è affiancata già adesso da due cugine iconiche ed ugualmente pronte a diventare un benchmark di mercato nell’immediato futuro: la “StingRay” e la “Z06”.
“Stingray” ha compiuto, come sigla e versione speciale della Corvette, il suo 60° anniversario nel 2022: equipaggiata dal monoblocco “LT2” da 6.200 cc e 482 Cv con
iniezione diretta ed “Active Fuel Management con disattivazione parziale della combustione nei cilindri per metà bancata (la evoluzione del precedente sistema “DoD: Displacement on Demand” che permette in fase di carico ridotto di funzionamento di chiudere l’alimentazione appunto di un numero pari fino alla mezza bancata di una architettura a “V”
per risparmiare carburante. Sempre in tema di raffinatezze tecniche ricordo il sistema
storicamente adottato proprio negli “Small Block” Chevy dello spruzzo diretto e temporizzato di olio nella parte interna del mantello dei pistoni per abbassarne la temperatura: davvero una raffinatezza che distingue nei V8 della Corvette l’origine sportiva
e pistaiola. Nella presentazione statica della location di Origgio, la “Stingray” visibile in un
bellissimo ed accattivante colore esterno grigio scuro accompagnato dal nero brillante delle modanature e delle feritoie di ingresso aria mostrava la configurazione “aperta” che – sperando di non offendere i puristi –io definisco “Targa”.
Insieme ad E-Ray e “Stingray” era presente anche la sportivissima “Z06” con il celebre monoblocco “LT6” da 5500 cc, DOHC e sistema VVT DI. Quattro valvole per cilindro, quasi 650 Cavalli e nessuna soggezione verso le concorrenti modenesi, bolognesi o bavaresi di turno.

Corvette Z06 esprime la sportività senza compromessi dell’animalesco V8 che la spinge, accompagnando tutto con una cura costruttiva ed una razionalità agonistica che
ovviamente non trascura la presenza della componentistica di riferimento in campo sportivo.
Anche Z06, dunque, si affianca come un cameo perfettamente incastonato nella Gamma
Chevrolet Corvette per Italia ed Europa da qui al prossimo futuro. Dazi o non dazi, la
Corvette torna protagonista. Si rinnova, si modella sulle esigenze ancora più globali della guida sportiva, ma non perde certo sé stessa. Rimane sempre e comunque la stella del firmamento motoristico Made in USA. Per i più fortunati che potranno permettersela, un
consiglio: stavolta non lasciatevela scappare.
Riccardo Bellumor

Redazione
Redazionehttp://AUTOPROVE.it
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